Almeno ti racconteremo che se semo divertiti da pischelli

Al concerto di Noyz Narcos con mia nipote di 15 anni

E così il 15 giugno scorso ho accompagnato mia nipote quindicenne assieme al suo coetaneo fidanzatino al concerto di Noyz Narcos per il suo ritorno “romano” a Villa Ada.

Circa un mese prima mi squilla il telefono:

“Ciao Zio, a giugno suona Noyz a Roma, lo sapevi?”

“Noyz, chi?”

“Noyz Narcos, dai”

“No, non lo sapevo… ma non eri tu che ascoltavi solo la trap? La Dark Polo Gang? (rido) Noyz Narcos è più dei tempi miei”

“Xxxx (il nome del fidanzatino coetaneo) me lo ha fatto ascoltare, mi ha parlato del TruceKlan… spacca proprio… poi nell’ultimo disco ci cantano anche Rkomi, Carl Brave x Franco 126, Capo Plaza, Coez…”

“Sì, ho visto che è uscito, ma non l’ho ascoltato… l’hip hop non mi fa troppo impazzire. Anche se l’ultimo di Kanye West è veramente bello. Lo conosci Kanye West?”

“Chi?”

“Niente, lascia stare”

“Insomma, ho chiesto a mamma (mia sorella) se io e Xxxx possiamo andare al concerto e mi ha detto che se ci ospiti e ci accompagni non ci sono problemi”

“Ah…”, silenzio… prendo un po’ di tempo, “fammi solo capire se in quei giorni sono libero e ti faccio sapere”

“Grazie zio, mi faresti feliscissima”

Il pensiero va subito alla mia adolescenza imberbe, quando a quattordici anni avrei fatto di tutto per andare a vedere i Nirvana nel 1991 a Milano (300 km in treno e dormire alla stazione furono il motivo di veto dei miei), i Pearl Jam nel 1992 (idem)… In quegli anni ricordo solo delle grandi pogate sottopalco dei Senzabenza quando venivano (spesso) a suonare dalle mie parti (in qualche sagra o festa di Rifondazione) e poi, vabbè, i concerti di band locali (per fortuna che a Livorno c’era una scena musicale importante). Poi ci furono le prime trasferte “regionali” a spaccarsi e volare sopra le teste del pubblico sottopalco alle sferragliate noise dei Marlene Kuntz e a quelle rock dei primissimi Afterhours. Ma il primo concerto vero fu quello dei Nofx nel 1995 allo Slego di Rimini, per il quale con due amici partimmo la mattina, saltando di nascosto la scuola, per un viaggio che risultò infinito per i cambi di treno, i soliti ritardi ferroviari, trovare il locale, pogare, tornare alla stazione, provare a dormire sdraiati da qualche parte… e ripartire la mattina sperando di svegliarsi alla fermata giusta sennò chissà. E fu tutto bellissimo.

Insomma, l’effetto nostalgia stava per farmi scivolare in quell’odioso pregiudizio “si stava meglio prima, la musica di oggi non è come quella di una volta”… Destesto da sempre qualsiasi atteggiamento di chiusura a priori, così per motivarmi apro Spotify e metto “Enemy”, l’ultimo album di Noyz Narcos: la prima traccia passa liscia così, arrivo alla seconda e mi colpisce immediatamente al petto. “Sinnò me moro” è un pezzo che si muove su un’atmosfera sospesa e tragica, quasi funebre, sarà anche per il sample dell’omonima canzone della mai dimenticata Gabriella Ferri che irrompe nel ritornello… Ma è il flow di Noyz ad arrivare dritto sotto il costato con parole pregne di nostalgia, rabbia e tanti pensieri esistenziali con il tema della morte sempre lì sullo sfondo. “Le meglio stelle, brillano ‘ste luci / Storie maledette di ragazzi truci / E tutti i soldi che bruci a cosa so’ serviti / Almeno ti racconteremo che se semo divertiti da pischelli”: una strofa come questa sintetizza perfettamente la poetica tutta strada, panchine, cemento e hardcore di Noyz.

Richiamo subito mia nipote:

“Ok, il 15 giugno ci sono. Andiamo al concerto e dormite da me, basta che il giorno dopo scappiamo al mare che a Roma si schiuma”

“Graaaaazie zio”.

Arriviamo a Villa Ada verso le nove. È una di quelle tipiche serate estive che ancor di più ti fanno pensare a quanto è bella e magica questa città, che ti fa sembrare tutto perfetto. Caldo, leggerezza, un tramonto che sembra voler galleggiare per sempre in mezzo agli alberi, la quiete del laghetto. In fila per entrare, mi volto a guardare i due quindicenni che sorridono euforici e cerco di captare i loro pensieri di adolescenti entusiasti, ingenui e inconsapevoli. Li invidio proprio ora lì in quel preciso momento. Che poi basterà poco e la vita li travolgerà e magari tra un po’ di anni capiranno meglio anche le liriche di Noyz, vedendole da un altro punto di vista… ma per ora è bene che la musica faccia loro solo da colonna sonora, da corredo. Niente più.

Entriamo nell’area concerto, io mi fermo a bere una birra con degli amici e loro li faccio scorrazzare liberi. Ci ribecchiamo dopo le oltre due ore di concerto.

“Ha spaccato, è stato bellissimo. Ma poi c’erano tutti, anche Rkomi che lo adoro. Guarda qui”, mia nipote, incontenibile, mi passa il cellulare e mi fa vedere le 20 e passa stories che ha pubblicato su Instagram.

È vero, Noyz Narcos ha spaccato. È stato un live intenso e perfetto sotto tutti i punti di vista. Noyz è tornato a casa sua, nella sua Roma, che sono tre anni che abita a Milano, e la gente ha risposto alla grande esaurendo tutti i biglietti. Sul palco si sono avvicendati quasi tutti gli ospiti del disco, coordinati dalla grande personalità del rapper protagonista della serata. Parole come “fratello” e “cuore” le avrà ripetute milioni di volte. Tra il pubblico c’erano pischelli e vecchie guardie, tutti hanno cantato a memoria le canzoni. Ci sono state gag e siparietti divertenti. È tutto filato liscio anche dal punto di vista tecnico. Ed è proprio come canta sempre in “Sinnò me moro”: Noyz “pe’ ‘sta merda ha ancora troppo cuore, troppo hardcore”.

E così mentre torniamo a casa penso che anche i duei quindicenni un giorno lontano nel futuro ripensando proprio a questa serata potranno dire: “Almeno ti racconteremo che se semo divertiti da pischelli”. E ancora non sanno che a volte ci saranno pure inaspettate eccezioni, e spero che capiti anche a loro di divertirsi a 40 anni durante un concerto, proprio come è successo a me stasera. Maledetti pregiudizi.

{tutte le foto: Fabio Spagnoletto per EXHIMUSIC}

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