Out Of The Box | Margherita Paoletti

Quella di Margherita Paoletti è un’esistenza e un percorso artistico in perenne movimento, sia da un punto di vista geografico che di evoluzione stilistica. Artista, illustratrice e designer, dopo un diploma allo IED di Roma ha proseguito la sua ricerca muovendosi per il mondo, dal BTK a Berlino e alla Central Saint Martin’s a Londra, passando per l’ISIA di Urbino arrivando a due residenze d’artista rispettivamente in Estonia e in Giappone. La sua esplorazione delle possibilità dell’illustrazione si muove con disinvoltura tra pittura, disegno digitale, progettazione di gioielli, modellazione ceramica e una lunga frequentazione di tecniche incisorie, come l’acquaforte, e la linoleografia.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere su viaggi interiori e paesaggi onirici, teoria quantistica e magnolie secolari.

I tuoi primi lavori incorporavano influenze dell’estetica dei tatuaggi old school, mentre negli ultimi anni sembri essere arrivata a una visione del corpo sempre decorato, ma come in trasparenza, da cui emergono desideri, esperienze e immagini. Come sei passata da questa immagine del corpo come superficie al corpo come “contenitore”?

E’ nato tutto da un racconto di Flannery O’Connor: Parker’s back, che parlava di un uomo tatuato dalla testa i piedi che per fare un piacere alla sua mogliettina e in preda a deliri visionari si è tatuato un Gesù gigante sulla schiena.Dovevo pensare a come illustrarlo e mi è venuto in mente di utilizzare l’incisione, che infondo richiama l’atto di imprimere, solo che anziché la pelle io ho usato il plexiglass. Ho poi proseguito questa visione che ho trasportato in ambito artistico ed è poi proseguita fino ad arrivare all’idea di Paesaggi interiori, una interiorità fatta di piante, fiori e animali. Questa esplorazione mi aiuta a ricordare che noi umani siamo fatti di natura, che per definizione è selvaggia, di conseguenza cerco di ridare al corpo una dimensione più recondita e inesplorata. Ho poi esplorato altre forme visive come le Ombre di sogno, fiori e insetti che fluttuano su volti di donna, mi piace l’idea di lasciare un filo narrativo aperto a chi osserva l’opera, una sorta di specchio dell’anima in cui chi osserva vede se stesso e la sua storia.

Allo stesso modo anche nella scelta delle tecniche di elezione sei arrivata da inchiostro e incisione a una esplosione di colori vibranti e soluzioni grafiche più morbide che passano anche per la pittura digitale. Quali sono gli elementi che hanno contribuito a questo passaggio? 

Mi è sempre stato detto che era meglio che usassi l’inchiostro nero anziché i colori, forse in passato erano più interessanti le mie incisioni che i miei tentativi di usare il pennello. Ma la crescita e lo scorrere del tempo sono inevitabili, così a un certo punto è esplosa la voglia di aggiungere colore alla mia visione delle cose, senza troppi preamboli ho iniziato a dipingere Autoritratto in vestito arterioso e da lì ho proseguito la mia ricerca pittorica sulla superficie e nell’interiorità del corpo umano.

In un’intervista di qualche tempo fa dicevi che l’unica cosa che non ti saresti mai stancata di fare è viaggiare: come hai affrontato quest’anno in cui tutti quanti siamo stati molto più fermi di quanto ci fosse mai capitato? E dove hai trovato gli stimoli che normalmente avresti cercato in un viaggio?

L’ultimo viaggio che ho fatto è stato a ottobre di un anno fa, per una fiera d’arte al femminile intitolata LADIES ROOM a San Francisco. Quell’esperienza mi ha riempito di stimoli, anche perché poi ho viaggiato esplorando il Big Sur e il territorio Beat intriso di storia contemporanea. Non mi manca viaggiare, perché in realtà lo faccio anche stando ferma, è un viaggio interiore che faccio insieme ai libri, alla musica, alla radio e ai film (e le serie). Credo che questa esperienza abbia fatto ri-scoprire alle persone il valore delle cose che stanno in prossimità di noi stessi, questa è un pò l’essenza del viaggio, il paesaggio cambia ma devi essere disposto a cambiare te stesso per poterlo vedere in movimento.

Cosa metteresti in una capsula del tempo?

Disegni e dipinti con spiegazione.

Se potessi incorniciare un momento dell’ultimo anno di cui sei particolarmente fiero, quale sarebbe?

La mia prima mostra personale Il Giardino Abitato che si è svolta a Gennaio durante Arte Fiera presso Palazzo Boncompagni a Bologna, poco prima della pandemia. Mostra resa possibile dall’instancabile Simona Gavioli e dalla galleria d’arte Cellar Contemporary con cui collaboro assiduamente. Ho lavorato duramente per realizzare tutti e 13 i dipinti che hanno abitato la sala del Papa. Tutto il lavoro ha preso spunto dalla storia e dalle architetture del palazzo perciò possiamo chiamarla una mostra site specific, c’erano le mie donne con tatuaggi ispirati alle grottesche di Pellegrino Tibaldi, le architetture su pelle che richiamavano le pavimentazioni e gli spazi del palazzo, e i paesaggi interiori omaggio a Henri Rousseau e ispirati alla magnolia secolare che vive nella corte interna.

Un libro, un disco o un fumetto che hai comprato a scatola chiusa?

Per me un libro: L’origine dell’opera d’arte di Martin Heidegger. Nel senso che è rimasto chiuso, dovrò decidere un momento di alta concentrazione per leggerlo.

Il gatto di schrödinger è vivo o morto?

Secondo la teoria quantistica entrambe le soluzioni coesistono nello stesso momento, chi sono io per avere un’opinione diversa…qualcuno e nessuno allo stesso tempo. Ciao!

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