Fernando Cobelo ha 30 anni, è venezuelano e vive a Torino.
Quello che a prima vista è lampante nel suo lavoro non è tanto la capacità tecnica – è bravo a disegnare, ovvio, ma a disegnare sono bravi in tanti – bensì il dono della sintesi e della poesia che è naturalmente in grado di comunicare attraverso il suo lavoro.

Sei nato e cresciuto in Venezuela, poi ti sei trasferito in Italia per la doppia laurea in architettura, e non sei più tornato. Sei preoccupato per il tuo Paese? La tua famiglia è ancora lì?
Sono preoccupato, certo, sarebbe impossibile non esserlo. È un Paese con grandi problemi sociali, economici, culturali e politici che non sembra migliorare nemmeno minimamente. La mia famiglia è ancora lì, ci sentiamo molto spesso, ma se potessi scegliere preferirei non lo fossero.
L’ARTICOLO CONTINUA DOPO LA PUBBLICITÀ
Sei diventato popolare in rete e non solo con i disegnini metaforici di The Ordinary Young Man, semplici e essenziali nel tratto, ma allo stesso tempo molto profondi e introspettivi. Come è nato il progetto?
L’idea, sin dall’inizio, è stata quella di rappresentare dei sentimenti ordinari attraverso elementi straordinari, usando però un linguaggio semplice, essenziale, quasi infantile, attraverso un processo strettamente legato alle emozioni. Direi che la nascita di quei personaggi iniziali è avvenuta grazie al mio bisogno di esprimere concetti facili da sentire, ma difficili da spiegare.

Negli ultimi tempi il tuo percorso ha evidentemente segnato una crescita: la carica emotiva è sempre presente, ma ha una profondità ancora maggiore, se possibile, segno che stai maturando, sia a livello professionale che personale. Cosa ne pensi?
Per me sarebbe impossibile concepire il fatto di rimanere gli stessi per sempre. Sono una persona curiosa e quindi mi viene naturale sperimentare nuovi stili, nuove tecniche e nuovi temi da illustrare. L’evoluzione dei miei lavori non è altro che il risultato, ancora in divenire, dei miei primi anni di esperienza nel settore.

Raramente poi ho visto il lavoro di due artisti fondersi così bene come il tuo con quello di Nicolò Canova: l’anno scorso avete sperimentato la vostra relazione anche artistica nella serie I dialoghi della coscienza e sono convinta che il risultato fosse eccezionale. Avete in programma altri progetti insieme?
Non è stato un processo facile, visto che artisticamente siamo uno l’opposto dell’altro, ma siamo molto contenti del risultato ottenuto con I dialoghi della coscienza. Ci chiedono spesso di lavorare insieme e qualche piccolo progetto è già nato, a partire da quella prima collaborazione. Sono sicuro che in futuro ci saranno altri nuovi lavori insieme.

E in generale, quali sono i tuoi prossimi progetti? Puoi darci qualche anteprima?
Il mio obiettivo principale in questo momento è quello di entrare nel mondo dell’illustrazione editoriale e mi sto preparando per riuscirci. Nel frattempo però posso anticiparvi che potrebbero esserci un paio di libri nuovi in arrivo…

Quali sono le cose, le situazioni, gli artisti che ti ispirano in questo periodo?
Senza dubbio il lavoro di alcune illustratrici come Hanna Barczyk, Stephanie Wunderlich e Sarah Mazzetti muovono delle belle cose in me.
Qual è il tuo posto speciale / preferito sulla Terra?
Non ho dovuto pensarci troppo. La mia scrivania, per ragioni ovvie.


Subito per te un buono sconto del 10%,iscriviti alla newsletter!
ISCRIVITI