Il caffè nel cinema indie

«Anche un pessimo caffè è meglio di nessun caffè». L’aforisma di David Lynch riflette lo smisurato amore del padre di Twin Peaks e Mulholland Drive per il caffè. L’aroma di quotidianità che la settima arte trascende su pellicola raccontando l’essenza di ognuno di noi.
Simulando un orgasmo come la celebre Sally Albright nel cult di Rob Reiner con Meg Ryan e Billy Crystal o meditando la rapina del secolo come Pumpkin e Honey Bunny in Pulp Fiction di Quentin Tarantino, gli antieroi cinematografici amano il caffè; il frammento di quotidianità divenuto l’indimenticabile coprotagonista di alcune delle pellicole più amate di sempre.Nel 2003 Jim Jarmusch, l’autore di Broken Flowers e Solo gli amanti sopravvivono, costruisce un’opera sui due “vizi” più amati nel mondo: Coffee and Cigarettes. Undici cortometraggi ricchi di situazioni oniriche e humour sui generis attraversati dal filo conduttore del piacere che i protagonisti traggono dal binomio caffè e sigarette.

«Io amo il caffè» tuona Roberto Benigni nell’episodio in cui due sconosciuti, sedotti da caffeina e nicotina, si scambiano gli impegni quotidiani. La folle introduzione di una serie di personaggi che, tra rockstar maledette, dive alternative, giornaliste bizzarre e gemelli diversi, riflettono su tabacco, torte di mele e cannabis davanti a una fumante tazza di caffè.

Cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia: si intitola Cigarettes & Coffee il cortometraggio di Paul Thomas Anderson che introduce l’affascinante stile autoriale del regista di Magnolia. Il titolo è un pretesto per raccontare altro ma non si può dire lo stesso per C’era una volta in America dove Sergio Leone esplode il dolore di Robert De Niro attraverso il disturbante rumore del cucchiaino nella tazza di ceramica.

Come ci insegna Jim Jarmusch, il cinema indie utilizza il caffè per riflettere l’essenza della quotidianità. Ma trascendendo Coffee and Cigarettes, sono innumerevoli le opere dedicate al caffè.
Nel 2000 David Andrew Ward realizza il cortometraggio Sixty Cups of Coffee: la storia di un uomo che decide di bere sessanta caffè per testarne sulla pelle gli “effetti letali”.
Nel 2012 Jan Ole Gerster dirige Oh Boy: Un caffè a Berlino, un ritratto generazionale che, cristallizzato in un poetico bianco e nero, racconta la giornata tipo di un ragazzo in crisi d’identità.
Nella goliardica comedy Derby in famiglia di Jesse Dylan con Will Ferrell e Robert Duvall, Phil Weston sfida il dispotico padre allenando la fallimentare squadra dei Tigers. Un film per tutti in cui il grottesco protagonista interpretato da Will Ferrell è un “coffee addicted” disposto a tutto per degustare la sua bevanda preferita.
Role Models è la brillante commedia scritta e diretta da David Wain, l’autore del dissacrante The Ten – i dieci comandamenti come non li avete mai visti. Un film dal sapore indie costruito sulle divertenti disavventure di due trentenni condannati ai servizi sociali.
Nonostante gli innumerevoli cliché, Role Models è una comedy ricca di humour, citazioni pop e perle per caffeinomani: in una delle sequenze del film, l’insoddisfatto Danny (Paul Rudd) ordina un caffè in un fast food discutendo sulla differenza tra “Venti” e “Large”.
Attraversando diversi generi cinematografici, il caffè è l’antieroe della quotidianità: diverse anime, un solo prodotto che rivela una piccola indispensabile parte della nostra identità. Un ruolo che il cinema indie consacra in pellicole che raccontano le nostre abitudini, la nostra vita, la nostra quotidianità.

Coffee and Cigarettes | Jim Jarmusch
Oh Boy – Un caffè a Berlino | Jan Ole Gerster
Pulp Fiction | Quentin Tarantino
Role Models | David Wain

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