Clangore #1 | La critica musicale declinata al fumetto

Ogni settimana Andrea Provinciali segnala tre fumetti, abbinandoli a un disco o una canzone.

Davide Bart. Salvemini
Kaleido
Eris

Genere: psych, indietronica, space pop

Esordio editoriale coloratissimo quello di David Bart. Salvemini, che già si era fatto notare nel mondo sommerso ma sempre più in espansione dell’autoproduzione. Kaleido è un libro a fumetti sperimentale: la trama è una matrioska di infinite storie che si susseguono senza interruzione, grazie ai microcosmi che il tratto di Salvemini crea in continuazione anche all’interno di una stessa tavola. Detta così sembrerebbe rientrare appieno nella tradizione dei concept album psichedelici, anche perché il filo conduttore della narrazione è un’antica leggenda fatta di pirati, balene, giganti, isole… E invece l’autore trentenne di stanza a Bologna alleggerisce il tutto diluendolo con litri di pop, grazie a tastiere naif al limite del videogioco e a un’elettronica tenue ma ipnotica. È l’elemento fantastico e surreale – che nel finale tocca picchi filosofici che sfiorano la metempsicosi – a dar vita a un trip psichedelico allo stesso tempo complesso e bambinesco. Mr. Tondo e Mr. Quadrato, i due simpatici personaggi ai quali questa caleidoscopica storia è raccontata, sembrano perfetti per guidare anche i lettori più giovani alla fine di questo libro. Senza scomodare nomi troppo altisonanti della musica psichedelica – quelli li lasciamo per Jesse Jacobs (il riferimento fumettistico più vicino a Salvemini) -, i Broadcast sono la band che più si avvicina al delicato immaginario space pop di “Kaleido”.

Voto: 6.5/10

Soundtrack: Broadcast – Haha Sound

Taddei – Angelini
4 vecchi di merda
Coconino Press

Genere: punk, hardcore, shitpunk

Nel 2015 “Anubi” – il romanzo a fumetti d’esordio dei due autori abruzzesi – segnò per sempre il panorama fumettistico italiano: una storia di provincia basata sulle vicende della divinità egizia intrappolata nel corpo di un tossico perdigiorno con la testa nera da cane e una stella come occhio. Violenza, disagio, ironia amara, disperazione e critica alla società spalmati in bianco e nero su oltre 300 pagine che si facevano leggere tutte d’un fiato evocando sullo sfondo nientemenoche Andrea Pazienza. Poi ci fu la loro digressione fantascientifica con “Malloy – Il gabelliere spaziale” e una sorta di mini spin-off di “Anubi” con “Horus”. Ma il vero ritorno a quella (bi)dimensione punk del loro debutto avviene oggi con “4 vecchi di merda”.

Taddei e Angelini sono una coppia di autori oramai ben rodata, ma qui si spogliano di qualsiasi remora e pudore e scrivono un’opera feroce e politicamente scorretta ai limiti del legale. L’escamotage narrativo è aver ambientato la storia nel 2029 ipotizzando una società al collasso e immaginando come sarebbe invecchiata la nostra generazione. Con una ritmica serrata e veloce, chitarre al limite della distorsione, basso indiavolato e urla sguaiate, i due autori raccontano tutto l’odio che i giovani nutrono verso gli anziani, visti solo come inutili parassiti. Tra questi ultimi c’è Colt, il protagonista del libro, che se ne frega di tutto e tutti da sempre, da quando nel 1977 ha visto suo padre uccidere sua madre. Da quel momento il suo unico desiderio è stato suonare la chitarra nel gruppo punk i 4 pezzi di merda. Desiderio che si risveglia in lui quando si ritrova in un ospizio nel quale avvengono strani esperimenti e un inquietante mistero aleggia sullo sfondo. I paragoni musicali sono tutti indirizzati verso gruppi hardcore estremi come Black Flag, D.R.I., Dead Kennedys, Discharge, The Germs… ma anche i Fugazi soprattutto per la vicinanza lirica con la sceneggiatura “impegnata” di Taddei. I Negazione de “…Lo spirito continua…” sarebbero stati azzeccatissimi, ma vince tutto GG Allin per il titolo del suo album e perché anche in “4 vecchi di merda” si defeca sul palco durante un concerto e le feci vengono lanciate sul pubblico con una pala. E questa è solo una delle tante geniali e assurde trovate grafico-stilistiche che rappresentano il valore aggiunto del libro.

Voto: 8.5/10

Soundtrack: GG Allin – Hated In The Nation

Fumettibrutti
Romanzo esplicito

Feltrinelli Comics

Genere: cantautorato indie folk

Un fenomeno arrivato dal basso, dal mondo dell’underground fumettistico italiano, e che sul web è in qualche modo divampato come un incendio virale. Tutto molto semplice: vignette che raccontano di esperienze personali senza filtri, quasi sempre con il sesso protagonista, postate sui vari canali social con lo pseudonimo Fumettibrutti. Apparentemente fini a se stesse, e invece, a una “lettura” più approfondita, è impossibile non sentirsi addosso una patina di amarezza, malinconia e disagio. Ebbene sì, Josephine Yole Signorelli – Fumettibrutti in persona, nata a Catania nel 1991 – riesce a sintetizzare tutto un affanno generazionale nello spazio di una tavola, grazie a una capacità di sintesi impressionante: dettagli grafici essenziali, richiami all’attualità e testi brevissimi. Un esempio: zoom su un interno di una macchina, volante, lei accucciata su di lui, minigonna, felpa, la mano di lui che si fa strada nell’elastico delle calze a rete, due balloon “mentre io scopo nelle macchine” “e nei campetti abbandonati”. Impossibile non pensare al primo demo autoprodotto nel 2007 da Le Luci della Centrale Elettrica: identico immaginario di provincia, precarietà, stessa urgenza espressiva. Ma mentre Vasco Brondi puntava tutto sulla verbosità, Fumettibrutti è tutta sintesi e sottrazione. Poche parole sussurrate su un crudo folk sorretto da una chitarra semi distorta sempre sul punto di esplodere.
“Romanzo esplicito” è il suo debutto ufficiale e autobiografico: basato sull’ossessione di un amore finito pieno zeppo di flashback che raccontano l’incontro con un ragazzo, la rottura e la fuga della protagonista a Bologna, tra incontri promiscui, amicizie e perdizioni. Sul formato graphic novel è forse un po’ meno incisiva, manca quel cambio di ritmo che avrebbe giovato alla storia. Ma non c’è niente di costruito, tutto risulta autentico e viscerale.

Voto: 6.5/10

Soundtrack: Le Luci della Centrale Elettrica – Canzoni da spiaggia deturpata

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