BilBOlbul è il festival internazionale di fumetto che si svolgerà a Bologna dal 22 al 25 novembre 2018. Per la dodicesima edizione gli organizzatori promettono: “sarà un BilBOlbul di mostri e di meraviglie, estatico e pauroso.”
Il tema è quello dei mondi fantastici, di tutti quei mondi che gli autori usano non solo per fuggire dalla realtà, ma anche per metterla in discussione: il programma comprenderà tante mostre, incontri, proiezioni, un convegno dedicato a Guido Buzzelli, attività per i bambini e un ricco calendario di eventi off.

Tra le tante mostre del festival – che comprendono, solo per dirne alcune, una retrospettiva dedicata a Jack Kirby, padre dei supereroi Marvel, la prima monografica mondiale di Mat Brinkman, la riscoperta di Guido Buzzelli, e una mostra dedicata a Francesco Cattani, autore fondamentale del fumetto contemporaneo – noi abbiamo scelto di raccontarvi quella di Amandine Meyer, artista ancora poco conosciuta in Italia, che si cimenta con l’illustrazione, ma anche con vetro, ceramica e tanti altri materiali per esprimere la sua arte. I suoi lavori “sono una goduria per gli occhi e una provocazione per la mente”, perché “gioca con l’immaginario infantile, trasportandolo con tutti i suoi cliché in un universo fantastico insieme seducente e perturbante, in cui è difficile non rimanere invischiati.”

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Qui vi proponiamo una serie di illustrazioni dell’artista francese e un breve estratto del saggio che Elisabetta Mongardi (che fa parte dell’organizzazione del festival) ha scritto sulla sua opera e che sarà incluso del catalogo del festival [BBB18 In corso d’opera, a cura dell’associazione culturale Hamelin – il catalogo sarà in vendita nei giorni del festival all’infopoint in Biblioteca Salaborsa].



Amandine Meyer. Dell’infanzia come fatto fisiologico
La prima sensazione che si prova sfogliando Histoire décolorée (Misma, 2016), il primo libro a fumetti dell’artista francese Amandine Meyer, è la meraviglia. Una giungla multicolore esplode sulla pagina in un accumulo di fiori, alberi, pesci, uccelli, piante dalle forme più assurde, combinati in un intricato arcobaleno vegetale. Una giungla popolata da bambine e bambini che giocano, si arrampicano, si tuffano, corrono, cadono. Ma appena si ferma lo sguardo su un dettaglio, il giardino fantastico diventa mostruoso: le bambine e i bambini sono senza volto, hanno gli occhi coperti da bende, le lingue trafitte da spine di cactus, la pancia gonfia a simulare una gravidanza, oppure aperta in due e traboccante di fiori. Nei loro giochi, si plasmano e si deformano a vicenda, spesso in modo brutale. Ciò che, osservato a distanza, appare idilliaco, da vicino si rivela selvaggio e inquietante – una prospettiva che si adatta bene ai due temi più evidenti dell’opera di Meyer: l’infanzia e la sessualità.
Nei disegni di Meyer, di adulti non se ne vedono. Bambine e bambini sono gli unici abitanti di un mondo-giardino colorato ed eccessivo, una sorta di Eden in versione pop. L’immaginario dell’infanzia è da sempre legato al mito: nella letteratura per bambini i luoghi non sono mai solo luoghi, ma sistemi di simboli, terre di passaggio. In questo senso, la giungla variopinta di Meyer è il teatro dell’età dell’oro, luogo di un’infanzia assoluta in cui l’uomo – inteso come adulto e come principio che ordina il mondo – non trova spazio. Le bambine e i bambini di Meyer sono esseri totali, completamente fusi con la natura che abitano: i loro corpi contengono vuoti che vengono riempiti dal paesaggio, producono protuberanze animali e vegetali che si confondono con la giungla. Unico elemento di cesura è il colore, il gioco dei pieni e dei vuoti: tavole decorative che fanno un uso sensuale del colore, in cui sagome in bianco e nero si stagliano su sfondi quasi psichedelici, si alternano a pagine monocromatiche in cui le tinte piatte fanno risaltare il segno pulito dell’autrice. Il risultato, in entrambi casi, è un disegno estremamente materico, che quasi viene voglia di toccare (e non è un caso che Meyer lavori anche con la ceramica e il vetro, creando versioni tridimensionali dei suoi personaggi).





Dettagli sulla mostra
Mosca cieca
Museo internazionale e biblioteca della musica, Bologna
24 novembre – 16 dicembre 2018
inaugurazione con l’autrice 24 novembre h 15
mostra realizzata in collaborazione con Fondazione Nuovi Mecenati
Ingresso: 3 €
Inoltre
Come ogni anno, uno degli artisti del festival personalizzerà una delle stanze dell’hotel Al Cappello Rosso, che si potrà visitare esclusivamente domenica 25 novembre alle 19.30, con ingresso gratuito: la BBB room di Amandine Meyer si chiamerà Ninfeo.
Abbiamo collaborato con i ragazzi dell’associazone culturale Hamelin – organizzatori del festival – per la playlist contenuta nella box #22, che puoi ascoltare su Spotify:
[artwork di Francesco Cattini per BBB18]

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