5 star di Hollywood che preferiscono l’indie

Il cinema hollywoodiano è un trionfo di budget stellari, premi Oscar e scenografie spettacolari. Un cocktail di emozioni che trascende, il più delle volte, l’obiettivo cardine di qualsiasi film degno di essere definito tale: raccontare grandi storie.

Ed è proprio il concetto di storia, o meglio, di storie di vita il cuore dell’indie. Un genere cinematografico che ha il coraggio e l’ambizione di portare in scena il talento di registi, sceneggiatori e interpreti disposti a ridurre drasticamente i loro salari in nome dell’intramontabile libertà creativa. 

I grandi blockbuster sono così un “passe-partout” d’eccezione per tutte le star che, conquistata la popolarità internazionale e il consenso della critica, scelgono piccoli, grandi film dal budget esiguo ma dal cuore grande.

Da Scarlett Johansson e Adam Driver a James Franco e Bill Murray, ecco cinque grandi star della settima arte che preferiscono l’indie a Hollywood:

Bill Murray

Non ha bisogno di presentazioni Bill Murray. Un talento poliedrico che, con una mimica facciale senza precedenti, è ancora oggi il re della commedia  americana. “Ghostbusters”, “Ricomincio da capo” e “Space Jam” sono solo alcuni dei grandi cult interpretati dall’attore statunitense che, nel corso della sua ultra quarantennale carriera, non ha mai nascosto la sua passione per l’indie.

Attore feticcio di Wes Anderson, Bill Murray interpreta “Rushmore”, “I Tenenbaum”, “Le avventure acquatiche di Steve Zissou”, “Il treno per il Darjeeling”, “Moonrise Kingdom”, “L’isola dei cani” e l’atteso “The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun”. Tra un cult e l’altro di uno dei più grandi registi delle ultime decadi, l’indimenticabile interprete di Peter Venkman impreziosisce con la sua performance malinconica “Lost in Translation” di Sofia Coppola e partecipa a “Coffee and Cigarettes”, “Broken Flowers” e “I morti non muoiono” di Jim Jarmusch.

Scarlett Johansson

Icona mondiale di sensualità, Scarlett Johansson è oggi uno dei volti più amati del Marvel Cinematic Universe: Vedova Nera. Ma prima di vestire i panni della temibile Natasha Romanoff, l’attrice statunitense interpreta tantissime opere dal sapore indie. 

Dal delicato “Una canzone per Bobby Long” e il divertente “Don Jon” al distopico “Under the Skin” e lo struggente “Storia di un matrimonio”, la carriera di Scarlett Johansson è l’esempio di tutto quello che un’attrice dovrebbe fare per spaziare tra cinema pop e indipendente. Dopotutto è anche grazie a blockbuster del calibro di “The Avengers”, “Lucy” e “The Island” che l’ex musa di Woody Allen acquisisce la libertà di interpretare piccoli, grandi film che conquistano la critica mondiale. 

James Franco

Se James Franco è uno dei talenti più poliedrici di sempre, un motivo c’è. Divenuto celebre nei panni di Harry Osborne nella iconica trilogia di “Spider-Man” di Sam Raimi, James Franco interpreta piccoli, grandi ruoli che lo consacrano tra i volti più carismatici del cinema indie. 

Come dimenticare il folle Alien di “Spring Breakers” di Harmony Korine in cui è un rapper alle prese con una versione acustica di “Everytime” di Britney Spears? Un talento sopra le righe che lo porta a dirigere cult indie presentati a Festival Internazionali del cinema come “Sal”, “Child of God”, “In Dubious Battle” e “The Disaster Artist”, folle opera dedicata al peggiore regista della storia del cinema.

Adam Driver

Tra gli attori più affascinanti degli ultimi anni, Adam Driver ha un ruolo d’onore. La bellezza e il talento alieni lo consacrano sin dagli esordi tra le promesse di Hollywood ma la popolarità internazionale arriva solo grazie al ruolo del temibile Kylo Ren nella trilogia sequel di “Star Wars”.

Dopo partecipazioni in serie tv del calibro di “Girls” e “Law & Order”, Adam Driver interpreta piccoli grandi film indie tra cui ricordiamo “Frances Ha” di Noah Baumbach, “What If” di Michael Dowse, “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo, “BlacKkKlansman” di Spike Lee e “Storia di un Matrimonio” di Noah Baumbach che gli regala la sua seconda nomination come miglior attore protagonista agli Academy Awards 2020.

Joseph Gordon-Levitt

Ex bambino prodigio definito dal New York Times “una delle migliori giovani star nel firmamento del cinema indipendente”, Joseph Gordon Levitt ha a soli quaranta anni una trentennale carriera di successi alle spalle. 

Dopo l’esordio sul grande schermo in “Beethoven” di Brian Levant nel 1992, Levitt spazia tra commedie (“10 cose che odio di te”), horror (“Halloween – 20 anni dopo”) e cinecomics (“Il cavaliere oscuro – Il ritorno” di Christopher Nolan) e interpreta alcuni dei più straordinari film indie degli ultimi anni. 

“Mysterious Skin” di Gregg Araki, “(500) giorni insieme” di Marc Webb e “50 e 50” di Jonathan Levine riassumono la sua capacità di incarnare ruoli sempre diversi in opere lontane dai cliché hollywoodiani. Un talento che, tra grandi blockbuster per Oliver Stone (“Snowden”) e Robert Zemeckis (“The Walk”), Levitt porta davanti e dietro la macchina da presa nell’affascinante “Don Jon” in cui interpreta un uomo ossessionato dal cinema porno. L’ennesima grande star che, al successo di stampo hollywoodiano, preferisce il coraggio, l’autenticità e la libertà del cinema indie.

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