TCBF 2019: L’EVENTO IMPERDIBILE PER GLI APPASSIONATI DEL FUMETTO INDIPENDENTE

Gli organizzatori del Festival ci raccontano il dietro le quinte dell’evento

Dal 26 al 29 settembre si parte con la sedicesima edizione del Treviso Comic Book Festival che, con un programma fittissimo, si conferma all’altezza delle aspettative per un evento che, partendo da una piccola città di provincia del Nordest, è riuscito a guadagnarsi attenzione e notorietà con ospiti e avventori internazionali.
Noi di Hoppípolla, che amiamo i progetti belli e coraggiosi, non potevamo lasciarci sfuggire la possibilità di fare quattro chiacchiere con alcuni membri del direttivo del Treviso Comic Book Festival.

Il Festival nasce 15 anni fa dall’idea di Massimo Bragaggia, mitico presidente purtroppo mancato l’anno scorso, che ha voluto riportare il fumetto a Treviso dopo che il Treviso Comics era venuto meno. Un gruppo di ragazzi e ragazze dai background più disparati è cresciuto con il festival, formandosi come organizzatori, come professionisti e come autori. Fanno parte del direttivo figure come Stefano Cendron, primo volontario 15 anni fa e ora presidente, Nicola Ferrarese, illustratore e direttore del TCBF, Alberto Polita, comunicatore e direttore del TCBF, Michele Bruttomesso, illustratore e membro del direttivo TCBF.

Si pensa agli eventi sempre visualizzandoli nella cornice temporale di quando si svolgono, molto spesso però – nel dietro le quinte – il lavoro non si ferma mai: Quante sono le persone coinvolte nel Festival? Che ruoli hanno?
Risponde Stefano Cendron, presidente del Treviso Comic Book Festival: «Il TCBF ci piace definirlo un’autoproduzione, perché di fatto lo è: completamente gratuito, nato da un gruppo di volontari che lavora tutto l’anno per mettere in piedi un’iniziativa culturale che coinvolge tutta Treviso. Il gruppo direttivo è composto da una ventina di persone che, in base alle proprie competenze, si mettono a disposizione con idee e proposte. Non siamo tutti esperti di fumetto o di illustrazione e questo ci aiuta a non restare chiusi nel nostro mondo. Non abbiamo entrate dirette quindi, oltre ai contributi degli sponsor, è fondamentale l’apporto dei nostri volontari. Nelle settimane del festival, arriviamo a essere un piccolo esercito di circa 120 persone di tutte le età: è quello il cuore pulsante del festival. Ci sono vari gruppi operativi: il direttivo che supervisiona tutta la filiera, il comitato artistico che produce il programma culturale di mostre e incontri e il team allestimenti che coordina la “nascita” di 15 esposizioni contemporaneamente, il gruppo della mostra mercato che si relaziona con editori e commercianti, quello della formazione per laboratori e workshop e così via… Ci serviamo poi di professionisti per la grafica, per la comunicazione, per le questioni burocratiche e per molte altre cose ancora. Il TCBF finisce quindi per essere una piattaforma che unisce diverse professionalità con i relativi background.
Per mettere in piedi un evento gratuito come il TCBF ogni anno c’è un solo segreto: organizzazione e tanta passione. Siamo partiti giovani e incoscienti, pian piano stiamo diventando adulti. E proprio per questo ogni anno il direttivo si espande, lasciando spazio ai ragazzi e alle ragazze più giovani che ci portano nel futuro».

Sicuramente una piccola città decentrata dai soliti epicentri editoriali e tanta passione, ma quali sono gli altri ingredienti che rendono unico il TCBF?
Risponde Alberto Polita, direttore del Treviso Comic Book Festival: «Quello che abbiamo voluto creare 15 anni fa è un festival di respiro europeo, dove l’ampio programma culturale si compone di 15 mostre dislocate in altrettanti luoghi della città e una mostra mercato più piccola di quelle canoniche, ricca però di editori, autori e autoproduzioni. La città di Treviso che fa da palcoscenico al festival è senza dubbio uno dei punti di forza. E la sua dimensione, non troppo grande, abbinata a un festival che favorisce i ritmi “lenti” rispetto a quello rapidi, ci ha permesso di mantenere negli anni quello che viene definita un’atmosfera “conviviale”, dove autori, editori e pubblico si incontrano in pieno relax. Ci piace poi creare connessioni internazionali, portando il meglio del fumetto e dell’illustrazione contemporanea – penso solo agli ultimi anni con autori come Jesse Jacobs, Katie Scott o quest’anno Jen Wan – a dialogare coi giovani autori italiani ed esteri che popolano la nostra mostra mercato. Abbiamo voluto anche far uscire il fumetto dai suoi confini, facendolo dialogare con altre forme d’espressione. Musica, calligrafia, arte contemporanea, design, cinema… Ci piace contaminare e mostrare, a pubblici nuovi, cose che non hanno mai visto. E poi, siamo a Treviso, c’è il prosecco e un sacco di altre cose belle!».

Il vostro personalissimo #Savethedate del programma di quest’anno per i nostri lettori o semplicemente gli appuntamenti e i vostri ospiti preferiti.

Risponde Michele Bruttomesso, membro del direttivo e illustratore: «Gli ospiti internazionali di punta per questa edizione sono sicuramente Jen Wang, che ha appena vinto due Eisner con il suo ultimo libro a fumetti, e Jon McNaught, uno dei più amati illustratori britannici della nuova generazione. Avremo poi l’onore di ospitare in anteprima nazionale una retrospettiva sul lavoro di Gabriella Giandelli, una vera istituzione dell’illustrazione Italiana. Per quanto riguarda i nuovi talenti, ti segnalo le mostre di Nadine Redlich, un genio di comicità e del nonsense, e Matt Forsythe. Non ci siamo poi dimenticati delle nuove leve come la giovanissima inglese Sophy Hollington, oppure la “nostra” Francesca Riz, appena uscita per Einaudi».

Progetti per il futuro: se poteste esprimere un desiderio relativo ai prossimi obiettivi del Festival, quale sarebbe?

Risponde Nicola Ferrarese, direttore del Treviso Comic Book Festival: «Sarebbe bello avere i mezzi economici per promuovere il Festival ancora di più in tutta Europa e migliorare “il tiro”; se devo sognare vorrei veramente vedere un programma che nasca da concorsi di idee che coinvolgano artisti e architetti, designer e istituti universitari chiamati a lavorare sulla progettazione di mostre e allestimenti di respiro continentale: noi mettiamo il contenitore (una città intera) e voi progettate e sviluppate mostre e laboratori “site specific” che portino ancor più l’Europa a Treviso e Treviso in Europa. Abbattiamo i confini!».

 

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