Spunte Blu | Lady Lazar, di Loredana Lipperini

Ogni mese Paola e Giorgia leggono un racconto e ne parlano: al telefono, in chat, con vocali whatsapp. Da qui nascono riflessioni e dibattiti. Attraverso il dialogo si suggeriscono nuove osservazioni sul modo in cui gli altri raccontano storie. Quello che segue è un testo uniforme delle loro notifiche letterarie.

Il racconto di questo mese è Lady Lazar.

Lady Lazar è un racconto della raccolta Magia Nera edita da Bompiani nel 2019. Loredana Lipperini è giornalista, scrittrice e conduttrice del programma radiofonico Fahrenheit e ideatrice del blog Lipperatura. Anche il suo romanzo più recente, L’Arrivo di Saturno, è stato pubblicato da Bompiani nel 2017.

Il racconto Lady Lazar è un santino olografico – si sovrappongono le rappresentazioni di tre donne, tre esistenze lontane fra loro si ricongiungono in un punto comune che è la fine o l’inizio di una vita. Si comincia con la vicenda di Lenuta che l’autrice segue prima a casa, mentre inforna le branzioace (dei dolci che le faceva sua madre) e subito dopo, quando incontra il cliente che la accoltellerà dentro un furgone. Poi si passa a Chiara, malata terminale di cancro a cui viene offerta la possibilità di trasmigrare nel corpo di Lenuta prima dell’uccisione, per continuare a vivere. Infine c’è una madre con figlio che compare sul prato della stessa clinica in cui alloggia Chiara, in riva al lago.

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La puttana, la martire e la madre, un trittico femminile tenuto insieme dalla morte e dalla possibilità di vita. Sbaglio, ingiustizia e seconde occasioni. Lazzaro è resuscitato.

Il raccordo tra le tre esistenze è la poesia di Sylvia Plath che, oltre a ispirare il titolo, intramezza la narrazione.

Ho trent’anni soltanto.
E come i gatti ho nove volte per morire.

È dopo questi versi che l’autrice declina il nome di Lenuta in altre possibili varianti; nove volte lo ripete, come una formula magica: «Leanor, Lena, Lene, Leni, Lenora, Lenore, Lenuta. Lenuta Lazar. Il cognome l’ha stupita come un destino. Lady Lazar, Lady Lazarus». Dopo l’abracadabra si cambia il punto di vista, la narrazione si sposta dal retro del camioncino in cui si trova corpo ferito della prostituta alla clinica in cui alloggia Chiara. La donna malata, che non riesce «a mangiare senza vomitare» e ha «i seni ridotti a due cicatrici nodose», può continuare (o ricominciare) a vivere tramite la trasmigrazione nel corpo della trentenne rumena.

Entrambi i personaggi principali partecipano della natura della poesia Lady Lazarus. Lenuta con il suo nomen omen resusciterà; mentre Chiara, che ha la sensazione di morire un po’ ogni giorno, come Plath che tenta il suicidio a intervalli di dieci anni, «si chiede cosa si provi a morire tutta insieme invece che un pezzo alla volta».

Chiara e Lenuta rappresentano due esistenze concrete, con una vita e uno status definito, che da un certo punto in poi non possono più coesistere. Hanno desideri, piccoli e grandi, come gustare un bicchiere di vino al caldo in una notte di pioggia, oppure eludere la compassione dei parenti nella malattia. Invece la funzione narrativa della terza figura femminile, la madre con bambino, è meno definita, ha l’effetto di un’apparizione mistica, un cammeo sacro, un promemoria fugace di un altro ruolo possibile. Sono anche loro morenti, deduce Chiara, come lei, si trovano nella clinica in riva al lago, in una specie di limbo. Sono anche loro bagnati, come Lanuta che, dopo le 23 coltellate, è stata gettata nel canale.

Forse Chiara potrebbe evitare una perdita, se accetta, se si insedia nel corpo della prostituta, nessuno deve per forza morire: «Essere una e due, e dare un’opportunità a entrambe. Giustizia e pietà, pietà e giustizia.» Essere un corpo con due coscienze. Giustizia per Lenuta assassinata, pietà per Chiara condannata a morte. Pietà per Lenuta che ha avuto una vita difficile, giustizia per Chiara che non merita di morire.

In questo breve racconto ci si imbatte più volte in biforcazioni, scelte che nel giro di un sì possono cambiare esistenze. C’è un momento nel racconto in cui l’effetto straniante è molto forte: Chiara è di fronte al medico che le offre l’opportunità di passare nel corpo di un’altra donna, una possibilità che non fa ancora parte del mondo come lo conosciamo, ma che l’autrice è brava a rendere credibile. Forse è la concretezza degli spazi o la fermezza con cui il medico propone a Chiara di passare da un corpo all’altro a rendere così naturale lo slittamento tra un’ambientazione realista, a tratti cruda, a un piano altro, dai contorni non definiti, più spirituale e magico. In questi ambienti narrativi non è più assurdo che una donna gravemente malata continui a vivere nel corpo di un’altra che è vittima di un femminicidio.

I continui rimandi che puntellano questo racconto, il ricorrere di numeri, le frasi come incantesimi, stratificano il significato delle immagini e moltiplicano le interpretazioni della storia. Ogni rilettura delle poche pagine che costituiscono Lady Lazar apre una finestra su una possibile deriva: misticismo profano, aneddotica religiosa, distopia moderna. Quello che accade veramente diventa secondario rispetto a una sensazione di incertezza, pericolo e confusione convogliata dalle molteplici ellissi della narrazione, dall’indeterminazione, dal non detto che lascia spazio all’immaginazione.

Illustrazione di Pamela Cocconi

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