Intervista a Giulio Vesprini, grafico, muralista e curatore di “Vedo a colori”

Il marchigiano Giulio Vesprini è diventato famoso a livello nazionale tanto in qualità di muralista e pittore quanto in qualità di curatore del progetto di street art Vedo a colori, partito nel 2009, che vanta la partecipazione di oltre 100 artisti che hanno dipinto oltre 2000 metri del porto di Civitanova Marche.

In verità Vesprini è un artista completo e versatile, in grado di spaziare liberamente dalla grafica, fino al video making e alla fotografia e caratterizzato da una grande sensibilità artistica, un’attenta cura per i dettagli e un costante desiderio di sperimentazione e di collaborazione.

In occasione delle recenti opere di street art realizzate in Italia e della presentazione di Vedo a Colori – Un Documentario al porto con la regia di Caterina Marchetti, ho avuto il piacere di intervistarlo, ripercorrendo insieme a lui alcune tappe della sua carriera e scoprendo qualche piccola anticipazione sui suoi progetti futuri.

Speci Migranti #2 | Vedo a colori, Civitanova Marche: un muro di Nicola Alessandrini e Lisa Gelli
Vedo a Colori, Civitanova Marche: “Speci Migranti” il muro di Nicola Alessandrini e Lisa Gelli
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Vedo a Colori è un progetto artistico di recupero e trasformazione urbana che va avanti dal 2009, è dialogo sociale, un doppio catalogo e un documentario. Ci dobbiamo già aspettare un’ulteriore novità per il 2019?

Direi proprio di sì. Siamo a dieci anni esatti dall’inizio del progetto, nel lontano 2009: tante cose sono cambiate da allora, ma lo spirito di collaborazione e la filosofia di Vedo a Colori sono rimasti intatti e non hanno subito il fascino della più moderna direzione urbana che la street art sta prendendo. Arriveranno altri 15 artisti per completare la parte dei cantieri navali, inizieranno le riprese di un secondo documentario e uscirà un terzo volume del catalogo, dedicato ai lavori nell’area cantieristica; abbiamo una nuova fotografa per la terza mostra ufficiale e un “piatto a colori”, che alcuni Chef della zona dedicheranno al progetto basandosi sulle tradizioni marinare, a testimoniare di come Vedo a Colori sia entrato pienamente in comunicazione con il tessuto sociale della città. Alcune altre importanti e grandi novità le sveleremo più avanti.

Vedo a Colori, Civitanova Marche: “Frutti Comuni di Mare Comune” di Guerrilla Spam

Quando e come saranno distribuiti il nuovo catalogo e il documentario?

Come si accennava tempo fa nella presentazione, i primi due volumi sono stati distribuiti nelle biblioteche italiane, poi agli artisti che hanno aderito, agli sponsor, ai partner del gusto e a quelli tecnici. Alcuni volumi faranno parte del market dell’editoria indipendente come è avvenuto recentemente con il Fruit di Bologna. Non sono in vendita ma acquistabili con offerta libera. Per quanto riguarda il documentario, invece, abbiamo già registrato il sold out per Civitanova Marche nelle due date al Cinema Cecchetti. Grazie alla preziosa collaborazione con i Teatri di Civitanova, è stato proiettato a Bologna in occasione del Fruit, a Pescara in occasione del Behance Portfolio Reviews 2019 e poi ancora Ancona, Torino… Girerà un po’ prima di essere disponibile online, probabilmente entro maggio.

Vuoi raccontarci qualche storia o aneddoto riguardante la realizzazione?

Ce ne sono state tante, Vedo a Colori ha riempito i cuori di tutti, in primis i pescatori, i cittadini che oggi vivono il porto in maniera diversa, e poi gli artisti, che in molti casi sono ritornati per dipingere in un clima disteso. Tra questi c’è Andrea Casciu che ha tradotto in murales una storia che ha sentito raccontare da un pescatore a un altro: durante la pesca un uomo ha lanciato un amo, il quale, invece di finire in acqua è rimasto impigliato all’orecchio di un passante in bicicletta. Non sapremo mai se questa storia sia vera o no e se rimane agli atti delle leggende del porto, in ogni caso l’artista ha deciso di disegnare un amo sull’orecchio del suo grande uomo-pesce che svetta in punta del molo nord.

Vedo a Colori, Civitanova Marche: “L’uomo pesce” di Andrea Casciu

Che impatto pensi possa aver avuto il progetto Vedo a Colori sulla città di Civitanova Marche?

Un impatto, a mio avviso, importante: l’area ha ripreso a dialogare con la città anche grazie a Vedo a Colori e al rapporto che gli oltre 100 artisti hanno avuto con la città in questi dieci anni. I numeri sono importanti, l’interesse è cresciuto nel tempo da parte di Tv e di giornali, riviste di settore, fotografi, videomaker, cantanti che hanno fruito degli sfondi per videoclip bellissimi, e poi tour di street art al porto e un bellissimo lavoro delle scuole dell’Istituto Scolastico Comprensivo “Ugo Bassi” di Civitanova, che ha inserito il progetto tra i 14 punti di interesse della città. I ragazzi delle scuole hanno considerato Vedo a Colori un vero e proprio monumento cittadino tanto da realizzare attraverso il QR code un percorso audio visivo che funge da guida all’ingresso del porto. Direi che Vedo a Colori è un dispositivo per la città.

 

Raccontaci dell’esperienza del muro realizzato a Roma a quattro mani con Nulo nel quartiere San Lorenzo. Come è stato dipingere in quartiere così denso di vita e di storia?

Bellissima esperienza a livello umano e artistico. Per la prima volta condivido un muro con un artista che stimo tantissimo. I nostri stili e le nostre ricerche comunicano molto bene e lo scambio che abbiamo avuto è stato davvero interessante, al punto tale che abbiamo pensato a un progetto che ci porterà presto a dipingere ancora insieme. Vincere quel concorso è stato motivo di orgoglio e il tema da sviluppare un spunto decisamente stimolante. Ho avuto modo di parlare con alcuni rappresentanti del condominio, come di norma bisognerebbe fare, trovandoli assolutamente preparati al nostro arrivo e soprattutto ben consapevoli del nostro lavoro. Dopo esserci confrontati con gli inquilini, abbiamo iniziato a lavorare tra sole e pioggia realizzando una vera “bomba di colore”, un’esplosione che esorcizza i ricordi di un quartiere massacrato dalla guerra e che ancora oggi ne porta con segni indelebili.

San Lorenzo, Roma: “Cerchio G38”, il muro realizzato da Giulio Vesprini e Nulo

Quanto è importante per te vivere il luogo in cui dipingi? E c’è un luogo in cui hai dipinto che ti ha particolarmente ispirato o emozionato?

Per me è tutto, e forse le scuole che ho fatto hanno condizionato alcune scelte. Non puoi non guardarti intorno, non capire l’ambiente che ti ospita. Mappare colori, suoni, profumi e trasferirli nel muro è un compito difficile per l’artista, ma rende l’opera coerente e unica allo stesso tempo. Il lavoro per Street Alps a Torino è stato tra i più interessanti, sopra al tetto di una ex fabbrica, oggi riconvertita a orti urbani da uno studio di architettura molto attento al paesaggio. Una bella residenza integrata da diverse attività che mi hanno portato anche a produrre la mia quinta serigrafia.

Quanto tempo lavori al bozzetto dei tuoi murales?

Circa una settimana.

Ci sono altri artisti con cui sogni di dipingere insieme?

Assolutamente sì e credo che sia quasi obbligatorio fare degli stage con altri artisti, lavorare a quattro mani mi è sempre piaciuto e dopo alcune esperienze lascio sempre la porta aperta a nuove collaborazioni. Mi piacerebbe dipingere con Momo, Nelio e Alexey Luka.

Vedo a Colori, Civitanova Marche: il muro di Giulio Vesprini con 108
Vedo a Colori, Civitanova Marche: il muro di Giulio Vesprini con 108

Come riesci a combinare l’attività di grafico con quella di muralista? In quale modo queste due attività si alimentano eventualmente a vicenda?

Non le combino perché sono talmente unite e fuse nella mia ricerca che a volte non riesco a distinguerle. La parte più commerciale della grafica che è anche il mio lavoro principale nasce e si sviluppa sotto il progetto Asinus in Cathedra ma sono due cose molto diverse. Nel mio lavoro urbano la grafica esalta il muro e il muro esalta la grafica.

“HUMUS-Cerchio G37” sul muro del Liceo Artistico di Fermo
“HUMUS-Cerchio G37” sul muro del Liceo Artistico di Fermo

Se ti guardi indietro, quali sono le opere realizzate o i progetti a cui hai preso parte a cui sei più legato e perché?

Il condominio solidale a Cervia, Orti Alti curato da Street Alps a Torino, insieme Cheap e all’Accademia delle belle Arti di Bologna con l’installazione Shared Space, il lavoro a San Lorenzo My july… ce sono tanti, tutti a loro modo hanno dato vita a bellissime idee e progetti, ma questi sono quelli che hanno unito tante parti del mio lavoro e della mia ricerca. Mi hanno reso sicuramente migliore.

"Cerchio G36" sui tetti di Torino, per il progetto OrtiAlti
“Cerchio G36” sui tetti di Torino, per il progetto OrtiAlti

Recentemente hai dichiarato che speri che il 2019 «sarà l’anno in cui qualche sogno lascerà definitivamente quel cassetto». Vuoi anticiparci qualcosa su uno dei sogni non ancora realizzati?

Vorrei tanto ma sono scaramantico e preferisco comunicare a cose fatte… Mi piace fare simpatiche sorprese! Cito Spike Lee «Io non ho bisogno di un sogno. Io ho un progetto».

"Cerchio G25" per il progetto Cantiere Bellezza, Condominio Solidale, Cervia
“Cerchio G25” per il progetto Cantiere Bellezza, Condominio Solidale, Cervia

Negli ultimi dieci anni, quella della cosiddetta street art è diventata un po’ una moda, alimentata da interessi politici ed economici, dai media e dal proliferare di artisti e festival. Tu che cosa auguri al futuro dell’arte urbana in Italia?

Una pausa, il silenzio è la miglior cura a questo caos.

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Un pensiero su “Intervista a Giulio Vesprini, grafico, muralista e curatore di “Vedo a colori”

  1. Giorgio dice:

    Grande Giulio ne hai fatta di strada da quando facevamo i bagnini di salvataggio a Civitanova. Ancora mi viene da ridere pensando alla scena di quando dei tizi che venivano dalla campagna profondissima hanno noleggiato un pedalò, sono andati a largo e hanno tolto i tappi, causando l’inevitabile affondamento, e tu te li sei caricati tutti sul pattino e li hai riportati a riva nell’imbarazzo più totale! Chissà se il relitto del pedalò è ancora lì…. Comunque W citanò e W i civitanovesi persi nel mondo. Speriamo solo che nell’area dove c’erano i cantieri navali, orgoglio della nostra cittadina, oltre a fare i murales ricomincino pure a costruire le barche, che in fondo sono delle opere d’arte anche loro.

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