“Come diavolo è cominciato tutto questo?”, Thor Heyerdahl, all’inizio del suo libro testimonianza sulla traversata della Kon Tiki, mentre ha i piedi ammollo nell’Oceano Pacifico, guardando l’orizzonte piatto davanti a sé, si fa questa semplice domanda. È il 1947, ed è un qualche giorno tra aprile e luglio. Non è una semplice domanda, ma è un’epifania, una presa di coscienza, come se fino a quel momento tutto quello che riguardasse la sua avventura transoceanica fosse stato solo uno strano sogno, senza alcuna appendice fisica.
Certo, chiederselo praticamente a metà dell’opera, manca un poco di tempismo, ma Thor Heyerdahl è un visionario mica per niente. Fedele, assiduo divulgatore di un’archeologia di tipo sperimentale e, direi, quasi creativa, il suo viaggio più leggendario rimane scolpito nel catalogo delle grandi avventure marinaresche, che vanno dalle peregrinazioni di Ulisse fino alla scoperta dell’America.

