Le copertine dei libri della collana Not della casa editrice Nero Edition sono atterrate come degli alieni nel panorama del design editoriale italiano, tradizionalmente discreto e orientato verso una grafica che garantisca la riconoscibilitĂ casa editrice. In linea con i contenuti â potenti, visionari e azzardati â, anche le cover rendono i libri di Not riconoscibilissimi allâinterno degli scaffali delle librerie.
A occuparsene sono Francesco de Figueiredo, art director della casa editrice e Federico Antonini, graphic designer.
Comâè nata lâidea di questo progetto grafico cosĂŹ audace? E perchĂŠ ogni uscita apparentemente cosĂŹ diversa dallâaltra?
Ciao Hoppipolla! Il percorso che porta in stampa questi volumi rivestiti in PVC è un processo faticoso e time-consuming che coinvolge molte altre persone oltre al creative director e al graphic designer; ogni copertina è frutto di un costante scambio dialettico con i direttori di collana Valerio Mattioli e Corrado Melluso e il reparto editoriale di NERO e rispecchia la vocazione collettiva dellâagenzia/casa editrice in generale.
Not si occupa di pensiero contemporaneo e crediamo sia impossibile e probabilmente sbagliato voler rendere visivamente la diversitĂ e il tiro dei contenuti attraverso unâimmagine di collana di stampo scolastico/modernista. Inoltre la progettazione grafica di NERO è sempre stata allergica alle immagini coordinate hard.
La sopraccoperta in PVC è lâevoluzione aliena e isterica âdellâinverso dellâekphrasisâ di Roberto Calasso e le copertine di Adelphi, è uno strumento che soddisfa il nostro âvolere tuttoâ; vogliamo la tipografia a tutta copertina e vogliamo che lâopera visiva in analogia con il libro rimanga intatta.
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Lâaudacia di cui parli è il rifiuto del bellezza assoluta e dellâortodossia editoriale e lavorare sul tono di voce delle copertine, spesso sguaiate (qualcuno su Facebook lamenta unâestetica da autogrill <3), ma cosĂŹ immediate da essere riprese e memate su pagine fb che adoriamo come Caccapostaggio sinistroverso (rip) e Polpo di stato. Lâaspetto principale è rispettare il tono di voce dellâautor*.
Allâultimo carattere tipografico di una qualsiasi fonderia cool svizzera, preferiamo caratteri di sistema o con caratteri di dafont.com rilavorati, stretchati.






Il vostro lavoro con la casa editrice sembra avere piĂš in comune con lâestetica editoriale di alcune realtĂ indipendenti anglosassoni che con la ricerca del mercato editoriale italiano.
Un pregio e un difetto dei graphic designer italiani.
Molti colleghi italiani vogliono lavorare con lâidea di bello assoluto e con il culto dei maestri. Contemporaneamente è un pregio e un difetto. Noi non troviamo lâutilitĂ di costruire una pagina con la sezione aurea per restituire la voce di pensatori accelerazionisti, algoritmi, collettivi anarchici, etc., nĂŠ di omaggiare lo stile internazionale degli anni sessanta/settanta.
Se doveste pensare alle copertine iconiche (libri, dischi ecc.) che vi hanno folgorato o che hanno influenzato la vostra generazione, quali sono le prime che vi vengono in mente?
TUTTI gli Adelphi, i Petite Planète sotto la direzione di Chris Marker, Noi Vivi di Mimmo Castellano, Eros di Herb Lubalin, i dischi Sacred Bones, Deutsche Grammophon, tutti i Frigidaire.


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