Out Of The Box | Fabio Petani

Fabio Petani ancora prima di cominciare a disegnare le sue grandi opere di arte urbana ha iniziato con lo studiarla in maniera approfondita, sino a dedicare al tema la propria tesi di laurea, sulla cultura di strada dalle origini alla contemporaneità. Questo aspetto di ricerca emerge anche nelle sue composizioni, in cui forme naturali che richiamano gli erbari e le tavole naturalistiche si mescolano con elementi chimici e forme astratte in un’armonia di colori e atmosfere. Tutto si tiene in maniera organica e ognuno degli elementi è collegato con il contesto in cui l’opera viene realizzata. Il risultato finale invita all’attenzione, come un viaggio onirico in mezzo a paesaggi e geometrie. Abbiamo parlato di insufficienze in latino, collezionare fanzine e augurato lunga vita e prosperità alla regina Elisabetta.

Tu dici che con il tuo lavoro cerchi di riportare la calma della natura in ambiente urbano, perché il città è difficile – anche nei piccoli spazi verdi – vivere l’esperienza dell’immersione nella natura. Quanto pensi sia importante creare esperienze estetiche come quelle a cui dai vita con la tua opera, in un momento in cui la possibilità di immergerci nel paesaggio naturale è limitata?

Oggi più che mai è importante portare alla gente uno spiraglio di natura. Sicuramente la situazione attuale, con le varie costrizioni e limitazioni ai movimenti ha portato molta gente a rendersi conto di quanto sia importante il contatto con la natura. Spero che questo accentui e apra le porte a quello che è il mio messaggio di cura e rispetto per l’ambiente. Ma un murale è solo un piccolo segno lasciato. Come un seme che deve germinare e crescere nella gente. Ciò che facciamo alla natura ci si ritorce contro e viceversa la cura e l’amore che possiamo donarle ci ritorna sotto altre forme. Quindi non si tratta solo di andare a far la passeggiata in montagna o in riva al mare, ma anche di impegnarsi a evitare sprechi e cercare soluzioni giornaliere che incidano il meno possibile sulla salute del nostro pianeta. Dobbiamo tornare a ragionare come nel passato, dove la natura era considerata sacra e divina.

fabio petani

Il tuo lavoro si divide tra i grandi muri di arte pubblica e il lavoro di dimensioni più contenute per le gallerie: hai mai pensato di mettere le tue immagini al servizio di una storia e cimentarti con l’illustrazione?

In realtà il mio lavoro ha un filone che segue più i contenuti di un libro di archivio. Tutto nacque da ispirazioni arrivatemi da cataloghi, erbari ed enciclopedie dalle quali ho voluto riprendere il filo conduttore di un legame comune ovvero, ho si dall’inizio dato un’impronta che creasse una linea dall’inizio in poi. Ogni opera si presenta come una pagina di un grosso erbario (che un giorno realizzerò). A tutto ciò si lega la nomenclatura di ogni opera che racchiude un elemento chimico ed una pianta citati in latino. Entrambi si vogliono legare al contesto con qualche aneddoto più o meno celato per rendere più partecipi i fruitori dell’opera e farla sentire maggiormente loro.

Una narrazione diversa da questa al momento la vedrei deviante da quello che sto facendo e non son sicuro di esser in grado di gestirla al meglio.

fabio petani

Nei tuoi lavori ricorre spesso la chimica e un approccio quasi alchemico, con un forte legame tra gli elementi e i luoghi che ospitano l’opera. Ti è già capitato di spostare questo approccio dal simbolico alla chimica vera e propria degli elementi che usi per lavorare, esplorando ad esempio le possibilità dei nuovi materiali come le vernici fotocatalitiche e fonoassorbenti?

Ho lavorato diverse volte con AirLite, una vernice che ha capacità simili. Sicuramente è molto interessante pensare a usare anche questa parte già materiale ma incide molto sulla fattibilità delle opere, la tenuta nel tempo ed i costi. Al momento mi sto concentrando molto sui supporti (per ciò che riguarda opere mobili) per provare diverse soluzioni alternative ed originali. In ogni caso io da sempre lavoro su legno e non su tela. Sin dall’inizio ho deciso di lavorare su un supporto che sentivo più vivo e in evoluzione.

fabio petani

Cosa metteresti in una capsula del tempo?

Da sempre sono affascinato da scenari post apocalittici e perciò son in qualche misura ben preparato alla domanda. 

A semi, piante e simili hanno già pensato. Da parte mia aggiungerei qualsiasi cosa di difficile comprensione. Per far si che ci sia gente come me che passi le giornate a svalvolare su cosa sia veramente la macchina di Antikhytera, su cosa volesse veramente raffigurare Leonardo con l’Ultima Cena e via così.

Poi per ego artistico un’operetta non mi dispiacerebbe farla arrivare al futuro.

E sì, anche un bigliettino di saluti alla Regina Elisabetta sperando che sia ancora in piena forma.

Se potessi incorniciare un momento dell’ultimo anno di cui sei particolarmente fiero, quale sarebbe?

A livello sociale, durante il lockdown, abbiamo realizzato e partecipato a diverse aste benefiche a sostegno di categorie più colpite. A livello artistico, essendo molto autocritico ho il problema che qualsiasi cosa fatta mi sembra già obsoleta e migliorabile. Perciò guardo sempre con immensa fiducia al prossimo lavoro che, ahimè quando arriva, finisce poi per rientrare nella categoria dei “potevo fare meglio”. Ma è la molla giusta che mi fa felice nel sapere che posso migliorare e fare sempre qualcosa di meglio.

fabio petani

Un libro, un disco o un fumetto che hai comprato a scatola chiusa?

Io sono un fanatico collezionista di fanzine, riviste e libri di arte urbana e di altri artisti. Perché è stato il modo che mi ha permesso di conoscere meglio gli artisti che da idoli son diventati maestri e da maestri ora son colleghi. E’ un pò un sogno che si è realizzato e quindi è un modo per rimanere legato a quel momento di stupore che mi ha permesso di arrivare a questo punto ed ottenere questi risultati. Quindi continuo a comprare, senza pensare troppo, fanzine e libri che divoro e che archivio con parsimonia. 

fabio petani

Il gatto di Schrödinger è vivo o morto?

Dal mio punto di vista ottimistico e dall’amore per i gatti in particolare  è assolutamente vivo. A livello quantistico posso dire che la mia professoressa di scienze al liceo mi disse che non avrei ottenuto nulla nella vita. Oltre al motivo enciclopedico è anche per questo che ho deciso di usare gli elementi chimici nei miei lavori: per dimostrare che non era così. PS: oltre a fisica e chimica andavo male anche in latino, da qui la nomenclatura latina dei titoli. 

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