Un’antologia di racconti è una porta. Un modo di mostrare a chi legge una miriade di tragitti differenti da cui imboccare percorsi di lettura a cui forse non sarebbe arrivato autonomamente o che non avrebbe saputo che esistessero.
Le Visionarie ne è un esempio azzeccato. L’antologia – pubblicata nel 2015 col titolo Sisters of the Revolution: A Feminist Speculative Fiction Anthology – raccoglie cinquant’anni anni di speculative fiction. Un percorso autoriale che va da nomi consolidati come Ursula Le Guin e Octavia Butler, a voci esordienti al momento dell’uscita che negli ultimi sei anni si sono affermate tra le più importanti nella scrittura di genere, come Nnedi Okorafor.
Il titolo inglese dell’antologia riecheggia Children of the Revolution – il brano dei T. Rex scritto da Marc Bolan nel 1972- ed è esplicitamente politico, restando però aperto nella pratica sulla definizione di femminismo, esplorando aspetti dell’esperienza di genere che riflettono le diverse ondate: dai temi propri della seconda ondata degli anni Sessanta e Settanta sino al femminismo intersezionale della quarta ondata e della contemporaneità.
La capacità di creare insiemi coesi a partire dal lavoro di autori diversi è una delle caratteristiche cardine del lavoro curatoriale di Ann VanderMeer. Fondatrice di Buzzcity Press e direttrice di Weird Tales, è stata insignita nel 2009 del premio Hugo: non è inusuale che singoli racconti presenti nella rivista facciano incetta di Hugo, Nebula, e persino qualche Pulitzer, ma non era mai successo che fosse la rivista stessa ad essere nominata.
Nella categorizzazione dei generi letterari in italiano si tende a dividere nettamente fantascienza e fantasy – chi usa le astronavi e chi usa gli spadoni – ma il termine speculative fiction ha una valenza più inclusiva: il punto di partenza della storia non è l’ambientazione ma il motore dell’azione, un “cosa succederebbe se” a partire dal quale la vicenda può andare in qualunque direzione: horror, concettuale, filosofica, magica o tecnologica.
Attraverso questa chiave l’antologia costruisce un percorso che non è cronologico ma tematico, in cui le storie fluiscono l’una nell’altra, talvolta rivelando un canone e delle influenze sotterranee, altre volte procedendo per contrapposizione con le voci di autrici lontane dal mondo della narrativa anglofona. La ricchezza e varietà dell’esperienza è il cardine della raccolta: più punti di vista si portano nella narrativa, più le storie sono interessanti. Ascoltare sempre le stesse storie raccontate sempre dalle stesse voci annoia e impoverisce.
Un’antologia, però, è una porta anche per i percorsi che non apre: invita chi legge a chiedersi chi altro potesse essere incluso. Nel caso delle Visionarie vengono nominate come grandi assenti autrici come Margaret St Clair e Kate Wilhelm, Vonda McIntyre e Zenna Henderson, passando per protagoniste della New Wave della speculative fiction in Inghilterra come Hilary Bailey e Jane Gaskell, ma anche autrici di area linguistica non anglofona come Zen Cho, Aliette de Bodard e Joyce Chng. È un formato, insomma, che invita un certo grado di partecipazione attiva da parte di chi legge.
L’edizione italiana, uscita per Not, la collana di NERO – casa editrice nata nel 2004 che si occupa di filosofia, fantascienza, cultura pop, politica e arte contemporanea – è un lavoro altrettanto meticoloso, che trasporta lo spirito dell’antologia in un’edizione curata nei dettagli. A partire dal titolo, che gioca sui diversi significati dell’aggettivo visionarie. Dalla capacità di vedere il futuro estrapolando la direzione della realtà in base ai dati a disposizione nel momento attuale; alla sua accezione denigratoria di persone che immaginano e ritengono vere cose non rispondenti alla realtà, tipicamente riservata alla donne per minarne gli argomenti. La molteplicità di punti di vista e approcci nella selezione delle autrici si riflette nella scelta delle professioniste chiamate a tradurre i vari racconti: traduttrici, autrici, accademiche e giornaliste coordinate da Claudia Durastanti e Veronica Raimo.
Per finire con il progetto grafico, che gioca con l’immaginario di generazioni di lettori forti il cui primo incontro con la fantascienza è stato la storica collana Urania di Mondadori, il cui uso iconico di bianco, nero e rosso è rimasto immutato e immediatamente riconoscibile dagli anni Sessanta sino alla metà degli anni Novanta. L’approccio grafico severo degli Urania è rielaborato in una veste ingegnosa in cui tutte le informazioni della copertina e della quarta sono impresse su una sovraccoperta trasparente e gommosa che aderisce alla costa, con un effetto retrofuturistico molto azzeccato e esteticamente gratificante.
A distanza di sei anni dall’uscita dell’antologia, Le Visionarie è un classico contemporaneo: ha dato un contributo fondamentale alla formazione di un canone – quello della speculative fiction – in perenne mutamento ed evoluzione, e ha introdotto nuove generazioni di lettrici e lettori al lavoro di autrici fondamentali, da usare come punto di partenza per le proprie esplorazioni. Una porta è una porta solo se la si usa.


Subito per te un buono sconto del 10%,iscriviti alla newsletter!
ISCRIVITI