La via delle maschere: gli umani nelle foto di Charles Fréger

Piante che camminano, uomini cervo, gru dal lunghissimo collo, covoni di grano. Ma anche majorettes, nuotatori e bande musicali. Le maschere sono il soggetto privilegiato di Charles Fréger e quello che gli esseri umani esprimono quando ne indossano una.

Fonte charlesfreger.com

Nato a Bourges nel 1975, Fréger si è laureato nel 2000 presso la Scuola d’arte di Rouen ed è uno dei co-fondatori del collettivo artistico Piece of Cake e della casa editrice ad esso collegata, POC. La sua ricerca sulle maschere inizia nel 1999, con la serie dedicata alle uniformi nelle loro varie declinazioni: sportive, lavorative e militari. Le sue foto si concentrano sul ritratto e sul modo in cui l’abito cambia il modo in cui le persone comunicano sé stesse come individui e come parte di una comunità, con un occhio alla tradizione della ritrattistica nella pittura classica e di corte.

Fonte charlesfreger.com

Il suo lavoro si muove in un territorio che può ricordare a prima vista quello della documentazione etnografica, che in realtà rivela una voce autoriale che non si limita a registrare, ma esprime una poetica e una visione del mondo molto precisa. La prima di queste scelte è uscire da una certa tradizione di fotografia etnografica esotizzante, che oggettifica i soggetti ritratti e li qualifica come “altro” rispetto a uno standard dato per scontato su cui fondare la realtà. Questa distinzione è importante per impostare nei giusti termini un dialogo con la tradizione della fotografica antropologica ed etnografica, che porta con sé una storia ingombrante e tutt’altro che priva di ombre, intrecciata con un passato coloniale. In Fréger il fotografo e i soggetti sono in dialogo reciproco, e la dignità della narrazione è tutta sul soggetto protagonista.

Una ricerca che man mano si avvicina sempre di più al modo in cui attraverso le maschere le società umane esprimono il trascendente, il rapporto con una dimensione che non è quella del mondo ordinario.

Fonte charlesfreger.com

Wilder Mann è una serie dedicata al folklore legato ai cicli stagionali e agricoli, maschere e rituali si ripetono in inverno nei giorni più brevi dell’anno. Fréger ha raccolto un catalogo di figure soprannaturali da ogni angolo d’Europa: Bulgaria, Finlandia, Francia, Italia, Germania, Spagna, Svizzera, Ungheria, Inghilterra e Irlanda.
Le maschere del folklore europeo sono per molti una visione familiare, talmente familiare da essere polverosa, domestica sino ad essere innocua, associata più alle sagre di paese e ai servizi dei tg regionali che a un pantheon di creature aliene e affascinanti.
Fréger prende quelle stesse maschere che siamo abituati a vedere nelle feste della pro loco tra un banchetto delle caramelle e un camioncino del fritto e le riporta in una dimensione altra, di manifestazioni di forze naturali lontanissime dal mondo umano e dai suoi valori, di realizzazione corporea di paure profonde e che hanno a che fare coi bisogni primari: la fame, il freddo, il buio, l’inverno che non accenna a finire.

 Charles Fréger
Fonte charlesfreger.com

Dice lo stesso Charles Fréger: “Scacciare l’inverno significa simbolicamente scacciare direttamente la morte. È un momento in cui si ha maggiormente la coscienza della propria mortalità, è il tempo che accompagna i cicli della vita con le danze e la riunione dei collettivi delle comunità”.

 Charles Fréger
Fonte charlesfreger.com

Un lavoro proseguito con Yokainoshima, l’isola degli spiriti, in cui le foto di Fréger sono circondate dai testi critici di Ryoko Sekigushi Akihiro Hatanaka,e Toshiharu Ito e dalle illustrazioni di GOLDEN COSMOS. Ma nelle foto di Fréger non emerge solo l’aspetto altro, incomprensibile e minaccioso delle figure soprannaturali. Sono sempre ritratte con empatia, quasi con affetto ironico per queste creature goffe, surreali, impacciate nel muoversi in un mondo che non è il loro.

Fonte charlesfreger.com

Questa dimensione umana del rapporto tra le persone e i significati che trasmettono attraverso le maschere è ancora più vistosa nelle sue serie dedicate alle uniformi, maschere anch’esse di un’altra natura.
Una ricerca che riesce a far emergere la maschera in un contesto in cui non sembra esserci niente se non l’essere umano: i lottatori di sumo, le nuotatrici di nuoto sincronizzato, in cui il camuffamento – da un punto di vista strettamente materiale – è minimo e tutta la proiezione di valori è in quello che comunicano i volti dei soggetti, la postura, e le espressioni.

 Charles Fréger
Fonte charlesfreger.com

Uscire quindi dalla logica dell’esotismo, ridando invece il centro della scena ai soggetti e alle comunità, guardare al proprio quotidiano e trovarci altrettanto mistero che in tutto il resto dell’esperienza umana.

Subito per te un buono sconto del 10%,
iscriviti alla newsletter!

ISCRIVITI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *